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Di sfruttamento si muore

Un migrante sudanese di 47 anni è stato colto da un malore letale mentre raccoglieva pomodori. Flai Cgil Lecce: i braccianti vengono costretti a lavorare per 12 ore al giorno in condizioni disumane. “Si tratta, praticamente, di una condanna a morte”.

“La morte del lavoratore sudanese nei campi di raccolta sta destando, giustamente, scalpore e sdegno nell’opinione pubblica e ci pesa non poco sottolineare che non avremmo mai voluto leggerne la notizia. Perché le morti sul lavoro si possono evitare e, da molti anni, la nostra organizzazione sta svolgendo un’instancabile attività sindacale nelle campagne della zona di Nardò, di concertazione con le parti datoriali e di denuncia a tutti i livelli istituzionali. Passi avanti in questi anni sono stati fatti, ma la strada da percorrere è ancora troppa e decisamente in salita”. Così in un comunicato la Flai Cgil di Lecce sulla tragica vicenda che ha visto la morte di un bracciante sudanese di 47 anni colto da un malore letale mentre raccoglieva pomodori vicino Nardò.

Non è la prima morte né sarà l’ultima, denuncia il sindacato, visto che “i lavoratori vengono spesso utilizzati anche per più di dodici ore al giorno, adottando il seguente sistema: ci sono squadre di braccianti che iniziano a lavorare alle 5 del mattino e che, quasi sempre, una volta finito il lavoro in un campo, vengono spostati, in tarda mattinata, a lavorare in un altro campo fino al pomeriggio inoltrato”. I lavoratori vengono sottoposti a pesanti sforzi fisici, per 12-13 ore di fila, sotto il sole cocente: una vera e propria condanna a morte. Spesso sono i caporali a gestire gli spostamenti di questi lavoratori sul territorio, a seconda delle esigenze.
“Sono anni – continua la nota – che la Flai Cgil denuncia irregolarità nei contratti e nell’organizzazione del lavoro e sono anni che chiediamo la necessità di controlli da parte degli organi ispettivi della Direzione territoriale del lavoro, dell’Inps e delle forze dell’ordine: controlli che, a nostro parere, sono attualmente inadeguati e insufficienti”. I sindacati hanno messo da tempo a disposizione uno strumento per favorire l’emersione di irregolarità nel lavoro: il ‘Protocollo sulla raccolta dei prodotti stagionali nell’area nord ovest della Provincia’, sottoscritto da ConfAgricoltura, Coldiretti, Cia e Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil, infatti, punta a introdurre meccanismi di incontro tra domanda e offerta di lavoro, come tra l’altro previsto dalla determina regionale che ha introdotto le liste di prenotazione, in un comparto fortemente compromesso da ampie irregolarità su un ambito ben più vasto che non il solo agro neretino”.

La Flai sottolinea però che “se manca la volontà dei datori di lavoro a utilizzare questi strumenti, i protocolli servono a poco” e rimarca come “il sistema di accoglienza organizzato dall’amministrazione del Comune di Nardò risulta inadeguato: la tendopoli allestita è infatti priva di ombreggiatura e per questo inabitabile dai lavoratori che, purtroppo, preferiscono ricorrere alla struttura, fatiscente e gestita dai caporali, della ex falegnameria o ai casolari abbandonati disseminati nella campagna”.
“Apprendiamo proprio oggi – conclude la nota –, tra l’altro, che, accanto a tutto questo, il servizio di Emergency non potrà essere garantito e anche per questo esprimiamo profonda preoccupazione per una situazione che continua a essere precaria e senza controllo alcuno, non degna di un territorio civile e accogliente come il nostro”.

da Rassegna.it