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Caporalato a Brindisi

Caporalato a Brindisi
Minacce e sfruttamento
arrestati madre e figlio
Una terza persona sottoposta ad obbligo di dimora. Condizioni di lavoro degradanti a fronte di retribuzioni palesemente sproporzionate.

Fino a tredici braccianti stipati in un furgone, altri in auto, per trascorrere fino a 14 ore al giorno sui campi: da Villa Castelli, nel Brindisino, a Noicattaro nel barese, ben 170 chilometri in tutto per andare a raccogliere l’uva su commissione di un’azienda. E’ quanto hanno rilevato attraverso indagini compiute con l’ausilio di intercettazioni telefoniche i carabinieri della compagnia di Francavilla Fontana (Brindisi) che stamattina hanno arrestato e posto ai domiciliari due persone, madre e figlio, su ordinanza di custodia cautelare chiesta dal pm Raffaele Casto e disposta dal gip Tea Verderosa.
Le indagini sono ancora in corso ma a quanto rilevato erano più di 30 i braccianti sfruttati, quasi tutti italiani. Costretti a vivere in condizioni di indigenza: una di esse stamattina è stata scovata dai carabinieri in un garage di pertinenza dell’abitazione dei presunti caporali. Dormiva in un luogo angusto, adibito a deposito.
L’inchiesta è partita dalla denuncia di una bracciante, disperata per le condizioni in cui il figlio veniva costretto a lavorare. Quando i carabinieri oggi all’alba hanno bloccato gli indagati, i due erano alle prese con l’allestimento di un nuovo viaggio verso Noicattaro. Risulta irreperibile una terza complice, una romena di 45 anni, per cui è stato disposto l’obbligo di dimora.

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